L’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) è stata fondata nel 1956. Essa si pone in continuità con l’Unione Cristiana Apostolica Battista (UCAB), sorta nel 1884 a opera delle missioni battiste inglese e americana operanti in Italia e trasformatasi, nel 1924, nell’Opera Evangelica Battista d’Italia.
L’UCEBI raccoglie le Chiese locali battiste nate dalla testimonianza iniziata nel nostro Paese negli anni Sessanta del XIX secolo.


Il movimento battista italiano appartiene all’evangelismo mondiale e fa parte di organismi internazionali come l’Alleanza Battista Mondiale (BWA), la Federazione Battista Europea (EBF), il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e la Conferenza delle Chiese Europee (KEK), e nazionali come la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) con sede a Roma.
Le Chiese battiste dell’UCEBI si richiamano ai principi fondamentali del protestantesimo e hanno come tratti distintivi:
Battesimo dei credenti
Nelle Chiese battiste, il battesimo viene impartito per immersione solo a coloro che hanno confessato pubblicamente la loro fede in Gesù Cristo.
Autonomia locale
L'ecclesiologia "congregazionalista" pone l'accento sull'autonomia della Chiesa locale, dunque, le Chiese organizzano in modo autonomo la propria vita e testimonianza. Allo stesso tempo, fanno parte di un'Unione di Chiese legate tra loro da un vincolo di solidarietà.
Libertà di coscienza
Ogni persona ha libertà di scegliere in coscienza ciò che è giusto e ciò che non lo è, e risponde unicamente a Dio per le proprie decisioni.
Separazione tra Chiesa e Stato
La Chiesa e lo Stato sono due entità distinte e la loro separazione è garanzia di libertà religiosa.
Martin Luther King
Il 28 agosto del 1963, il pastore battista Martin Luther King pronunciò il suo discorso più famoso: I have a dream, un evento che raccolse oltre 200.000 persone. Quel discorso viene ricordato ancora oggi e citato come esempio della coscienza civile americana. Il sogno, per esprimere la visione di una società giusta e riconciliata. “Io sogno che nella terra rossa di Georgia, i figli di quelli che erano schiavi e i figli di quelli che erano padroni degli schiavi si potranno sedere assieme alla tavola della fraternità”.
Concludendo il suo discorso, volle così affermare: “Questa è la fede con cui ritorno al Sud. Con questa fede potremo tagliare una pietra di speranza dalla montagna della disperazione. Con questa fede potremo trasformare il suono dissonante della nostra nazione in un’armoniosa sinfonia di fraternità”. La fede alla quale si richiama, non ha alcun carattere esclusivo o discriminante; non separa ma, abbattendo barriere e invitando tutti a stringersi reciprocamente la mano, costituisce una comunità civile più ampia e solida.